Perché è importante il benessere organizzativo?

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Il benessere organizzativo è un aspetto fondamentale all’interno delle aziende: si riferisce alle politiche di prevenzione e promozione di salute e sicurezza intese in senso ampio, che contemplano cioè sia la sicurezza fisica – come la prevenzione di infortuni – che la sicurezza psicologica – come la prevenzione dello stress. Non solo, però: rientrano in questo ambito anche processi e comportamenti quali la formazione, la meritocrazia, le politiche di equità e pari opportunità, il lavoro in team e la valorizzazione delle diversità.

Sono molteplici i vantaggi di lavorare in un ambiente in cui ci sia benessere organizzativo: i dipendenti investono più energie per innovare e produrre con maggiore qualità, e sentirsi riconosciuti nel proprio valore determina una crescita nel senso di coinvolgimento e soddisfazione. Inoltre c’è più resistenza allo stress e meno possibilità di malattia e assenteismo. Tutto questo determina vantaggi anche a livello produttivo, con ritorni quadruplicati del denaro medio investito in questo ambito.

Purtroppo però la cultura del benessere all’interno delle organizzazioni è tutt’altro che scontata. Spesso l’incertezza e la paura di essere licenziati inducono comportamenti difensivi, con conseguente reticenza a esporsi, decidere e dire la propria. Non sono rari i casi di dipendenti che si ammalino, con un aumento delle malattie psicosomatiche. Inoltre, lo stress riduce la prestazione lavorativa, la flessibilità e la memoria, aumentando il rischio di errori e di infortuni. In molti contesti, il sentimento di impotenza, depressione e profonda rassegnazione inducono i lavoratori ad abusare di farmaci, fino al manifestarsi del rischio di compiere gesti estremi. Non è un caso che in queste situazioni si parli di depressione organizzativa, in relazione al clima generale vissuto in queste determinate realtà lavorative.

In un’intervista rilasciata a Punto Sicuro, la psicologa del lavoro Rosanna Gallo si focalizza poi sul ruolo delle emozioni, che è “fortemente comunicativo e produttore o sabotatore di energia per le persone e per i team. Le emozioni positive costituiscono la base di quella fiducia necessaria alla collaborazione e alla creatività che promuove innovazione. Il senso di perdita che le persone provano, ad es. durante riorganizzazioni, è dato dalla perdita del ruolo e del team di appartenenza. Anche se si mantiene il posto di lavoro si vive la perdita dell’identità lavorativa (quasi totalizzante per gli uomini) e si sperimenta la sindrome dei sopravvissuti (alla prima ondata di uscite di personale) col pensiero che la volta successiva non si avrà la stessa fortuna”.

Le aziende sane non possono dunque prescindere dal benessere interno all’organizzazione, che portano vantaggi sotto tutti i punti di vista, sia a livello umano-relazionale, sia produttivo.

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